UNIONBIRRAI,
RITUAL LAB È IL MIGLIOR BIRRIFICIO DELL’ANNO 2020

Il miglior birrificio artigianale italiano del 2020 è Ritual Lab: a decretarlo alla Fiera di Rimini Unionbirrai che ha consegnato il premio sabato scorso durante il Beer&Food Attraction (terminato ieri). Ritual Lab, nato come laboratorio nel 2011 a Formello (in provincia di Roma), per mano di Roberto e Giovanni Faenza, padre e figlio innamorati del mondo della birra (affiancati all’inizio dal mastro birraio Emilio Maddalozzo), ha svettato tra le 42 categorie brassicole in gara.

Ritual Lab miglior birrificio del 2020
Ritual Lab miglior birrificio del 2020

Esordendo come Beer Firm, quattro anni dopo aprono il birrificio vero e proprio, che inizia presto a ottenere riconoscimenti vari in tutta Italia: rinnovatosi l’anno scorso con una sala cottura da 25 hl, al Concorso Birra dell’Anno 2020 hanno conquistato il primo posto con la Modern Pale Ale Head Space, la Oatmeal Stout Black Belt e l’Imperial Stout Papanero (in collaborazione con Voodoo Brewing), guadagnandosi anche la menzione d’onore con la Double IPA Too Nerdy e la Session IPA Nerd Choice.

I giudici (oltre 100 esperti provenienti da ogni parte del mondo) hanno avuto, naturalmente, il loro bel da fare perché – dopo aver degustato le 2145 birre iscritte alla competizione – hanno assegnato il trofeo alle tre birre migliori per ogni categoria, oltre ad una menzione d’onore riservata alle quarte e quinte classificate.
“Siamo molto soddisfatti dei risultati ottenuti anche quest’anno grazie al Concorso”, ha detto Simone Monetti, Direttore Operativo Unionbirrai, “non solo perché il numero delle birre iscritte continua a salire, ma anche perché questa crescita va di pari passo con l’aumento della qualità; le valutazioni assegnate sono state in media molto alte, segno che il mondo della birra artigianale italiana sta andando nella direzione giusta”.

Clara Ippolito

www.beerandfoodattraction.it

Credits Studio Cru

Autore: dicoppaedicoltello

È tutta colpa del Galateo di Giovanni della Casa, se poi sono diventata una giornalista enogastronomica. Quella tesi di laurea, infatti, mi fece da apripista. Mettiamoci pure, poi, che ho scritto parecchio sul linguaggio della tavola per la Treccani, che ho lavorato per il glorioso Paese Sera, per il Gambero Rosso, Horeca Magazine, Saporie.com, Julienne ed Excellence Magazine. E per non farmi mancare nulla sono stata anche caporedattore di Gusto Magazine e poi direttore di Torte. Insomma, per non farla troppo lunga è un po’ di tempo che parlo di cibo e di vino: da quattro anni anche sulle pagine del magazine italo-tedesco Buongiorno Italia e ora sul mio sito DiCoppa&DiColtello.

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