“La passione degli Etruschi per il vino. Archeologia del vino lungo la costa livornese e oltre” è un lungo racconto che spiega come il vino abbia accompagnato la storia dell’umanità attraverso la sua cultura, come fecero gli Etruschi la cui vita quotidiana ne venne fortemente scandita. Espressione di un incontro – quello fra la cultura del nettare di Bacco, l’archeologia e le scienze della vite – è un volume capace di parlare anche al settore enologico odierno pubblicato di recente da Effigi Edizioni e scritto dall’archeologa Carolina Megale. Nato dalla mostra “Nel segno di Fufluns” (il Bacco latino), è stato pensato per ricostruire attraverso dei reperti archeologici la lunga storia del rapporto tra comunità antiche e viticoltura, dalla costa livornese e dalla Val di Cornia fino alla Maremma grossetana e al Lazio settentrionale.

Le prime pagine del libro portano il lettore dentro due progetti di ricerca d’avanguardia avviati dal 2004, VINUM (2004–2006) quindi ArcheoVino (dal 2006 a oggi) e, attraverso la mappatura delle viti selvatiche presso siti etruschi e romani con l’analisi del DNA, viene costruito un database genomico in aree riferibili ai territori politici di Populonia e Cerveteri, con particolare attenzione alla Valle dell’Albegna. Risultato, la dimostrazione che alcune “lambruscaie”, per esempio, non sono semplici viti spontanee, ma residui viventi di antichi vigneti, ancorabili cronologicamente grazie al dialogo tra dato biomolecolare e contesto archeologico. E, come se non bastasse, emergono anche dinamiche di circolazione varietale, poiché vitigni come Ansonica, Sangiovese e Ciliegiolo sarebbero giunti nella Valle dell’Albegna tra VIII e VII secolo a.C. tramite reti di navigatori greci e fenici, che insieme al vino trasportavano anche materiale vegetale selezionato. Insomma, si tratta di un libro in cui la ricerca diventa oltre che sperimentazione una sorprendente narrazione enologica, pagine (114 – € 20,00) che si chiudono con un invito a viaggiare fra musei e parchi archeologici lungo la costa livornese e oltre, per leggere il paesaggio del vino con occhi nuovi.
Clara Ippolito

