GRANOCHIO, IL NUOVO PRODOTTO TIPICO DI PRATO

A base di grano Gran Prato, coltivato nei campi appena alle porte della città, prodotto secondo i disciplinari del progetto di filiera corta cerealicola, quindi trasformato in farina molita in un antico mulino di Vaiano, Granocchio è la neonata specialità da forno di Prato. Uno snack facile, giovane, piacevole, destinato a divenire un must dell’aperitivo alla pratese, una sorta di cracker contenente polvere di mortadella di Prato IGP, Presidio Slow Food, ingrediente che gli conferisce anche una leggerissima sfumatura rosata e tutta la dolce sapidità di un salume unico. L’alchermes nell’impasto e i profumi di coriandolo, chiodi di garofano e cannella ne fanno una bontà fuori dal comune, espressione di un’arte bianca cittadina di lungo corso appoggiata su una solida cultura della lievitazione e del pane.

Degustazione sui tetti durante eatPRATO Estate

“Vorremmo diventasse una specie di testimonial goloso della Prato foodie, perfetto in abbinato al Carmignano DOCG, il vino rosso del territorio, elegante e dal bouquet fine ed intenso”, dicono gli organizzatori di eatPRATO e l’Associazione Gran Prato che insieme hanno ideato il nuovo prodotto tipico. Peraltro, Granocchio offre già il destro a una serie di varianti stagionali da apportare all’impasto, usando prodotti del territorio come il cavolo nero d’inverno o il fico secco dottato di Carmignano, altro Presidio Slow Food di questa terra.

Maria Luisa Oliva, fornaia di Pane, Amore e Fantasia

Per il momento Granocchio è appannaggio di Pane Amore e Fantasia, forno cittadino tutto, o quasi, al femminile dove, dopo tante prove di impasto, forme, consistenze, tipologie di lievitazione e ricette, ha dato vita alla nuova specialità salata lanciata in occasione di eatPRATO 2021, manifestazione appena conclusasi.
L’obiettivo è, ovviamente, che tutti i forni aderenti all’Associazione Gran Prato (che utilizzano esclusivamente farina di qualità di filiera corta e lieviti naturali) possano iniziare presto a produrlo, di modo da renderlo più ampiamente godibile.

Clara Ippolito

Credits Studio Cru

Autore: dicoppaedicoltello

È tutta colpa del Galateo di Giovanni della Casa, se poi sono diventata una giornalista enogastronomica. Quella tesi di laurea, infatti, mi fece da apripista. Mettiamoci pure, poi, che ho scritto parecchio sul linguaggio della tavola per la Treccani, che ho lavorato per il glorioso Paese Sera, per il Gambero Rosso, Horeca Magazine, Saporie.com, Julienne ed Excellence Magazine. E per non farmi mancare nulla sono stata anche caporedattore di Gusto Magazine e poi direttore di Torte. Insomma, per non farla troppo lunga è un po’ di tempo che parlo di cibo e di vino: da quattro anni anche sulle pagine del magazine italo-tedesco Buongiorno Italia e ora sul mio sito DiCoppa&DiColtello.

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