CUREJ. LA NUOVA BARBERA D’ASTI DOCG BRAIDA

Il nome sembra rimandare alla cintura dei pantaloni o forse alla lunga cinghia utilizzata nelle machine per battere il grano. Per altri derivato dai gurej, i gorreti, cioè  gli arbusti spontanei che nascono lungo il Tanaro usati per fabbricare le ceste, Curej è di sicuro il soprannome delle famiglie di Rocchetta Tanaro, che da sempre custodiscono un luogo dove già nel ‘700 i monaci praticavano la viticoltura. Come nel vigneto antico della collina di San Bernardo, da dove proviene la nuova Barbera d’Asti del Curej Docg Braida, espressione di un’uva eccellente, prodotta in un terreno unico; una terra che, qualche tempo fa, Giuseppe e Raffaella, pensarono di impreziosire portando avanti ancor più il sogno del padre, il celebre Giacomo Bologna, con un vino come questa inedita Barbera D’Asti, capace di raccontare un luogo mitico. L’analisi dei terreni ha dato loro ragione: l’altitudine e la ventilazione costante, infatti, favoriscono sul crinale dell’Asinara la crescita dei grappoli sani delle vigne tutt’intorno al cascinale ristrutturato, dove oggi sorge il Braida Wine Resort.

L’etichetta del Curej


Il vino nato qui (prima vendemmia 2019, 8.000 bottiglie, a marzo in uscita la vendemmia 2020, in etichetta impresso il nome Curej) non a caso porta nei profumi e nel sorso il panorama che si gode dall’amena location: aperto, vasto, semplice, felice. Una Barbera che nasce giovane e fresca, che evolve con tre mesi di botte grande, alla quale l’affinamento in bottiglia dona bevibilità, esaltando gli aromi primari. Di un colore rosso rubino violaceo scintillante, profuma di mora e ciliegia oltre che di fiori, glicine in primis, non senza rimandi al tabacco dolce e alla liquirizia. Gusto pieno, asciutto, secco, sapido e fresco, è equilibrata nelle sue preziose note speziate. Degna compagna delle altre espressioni della Barbera Braida (La Monella, Barbera del Monferrato frizzante, le riserve Montebruna, Bricco dell’Uccellone, Bricco della Bigotta e Ai Suma), Curej è frutto di un vitigno impresso nel Dna familiare, quello che maggiormente identifica Braida nel mondo: un “vino femmina”, come diceva Giacomo, ritratto di una storica azienda oggi e sempre.

Clara Ippolito

http://www.braida.it

Credits Braida

Autore: dicoppaedicoltello

È tutta colpa del Galateo di Giovanni della Casa, se poi sono diventata una giornalista enogastronomica. Quella tesi di laurea, infatti, mi fece da apripista. Mettiamoci pure, poi, che ho scritto parecchio sul linguaggio della tavola per la Treccani, che ho lavorato per il glorioso Paese Sera, per il Gambero Rosso, Horeca Magazine, Saporie.com, Julienne ed Excellence Magazine. E per non farmi mancare nulla sono stata anche caporedattore di Gusto Magazine e poi direttore di Torte. Insomma, per non farla troppo lunga è un po’ di tempo che parlo di cibo e di vino: da quattro anni anche sulle pagine del magazine italo-tedesco Buongiorno Italia e ora sul mio sito DiCoppa&DiColtello.

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