DONNA CLEMY

Biondelli-Donna-Clemy
Brut Rosé Millesimato “DONNA CLEMY” 2013

Ha un nome evocativo questo vino che rimanda a una dama d’altri tempi realmente esistita. Donna Clemy non era altri, infatti, che Clementina dei Conti Maggi di Gradella, nonna di Joska Biondelli, raffinato produttore in Franciacorta. È un Brut Rosé Millesimato (2013), inebriante omaggio di un nipote alla raffinata antenata, celebrata con un Pinot nero vinificato in purezza: un nettare suadente che, dopo essere stato affinato in acciaio, ha riposato sui lieviti per 38 mesi.

Non dosato, nel bicchiere il Donna Clemy si mostra fiero del suo rosa antico, tonalità che sfuma verso il corallo, quasi a ricordare dei preziosi monili, ornamento d’antan di certe signore d’alto rango. Odoroso di fragoline di bosco come pure di gelso, rimanda con un gran tocco di classe alla liquerizia per poi svelarsi altero al palato e potente nel suo lungo, superbo finale. Sorretto da una sapida impalcatura, è stato prodotto in edizione limitata, solo 2.700 bottiglie tutte figlie predilette di un’annata eccezionale per equilibrio e freschezza; caratteristica che ha consentito a Joska Biondelli di lanciare sul mercato quel Franciacorta Rosé che aspettava da tempo.
Frutto di un lungo e accurato lavoro di ricerca oltre che di ripetute prove fatte insieme all’enologo Cesare Ferrari, mentore della cantina sin dalla prima vendemmia, è uno spumante che suggella una duplice storia romantica: quella tra un uomo e una donna, e quella dell’amore di una donna per la sua terra, la Franciacorta. La dama in entrambi i casi è, ovviamente, Donna Clemy. Se fossi in voi, la onorerei abbinandola con una Burridda, tradizionale zuppa di pesce alla ligure oppure, se preferite la carne, con un cinghiale in dolceforte. Naturalmente, non fatevi mancare un buon sottofondo musicale, per esempio It Ain’t Easy di Ricky Fante. Una perfetta corrispondenza di sapidi affetti.

www.biondelli.com

Clara Ippolito

Credits: Cantina Biondelli

 

Autore: dicoppaedicoltello

È tutta colpa del Galateo di Giovanni della Casa, se poi sono diventata una giornalista enogastronomica. Quella tesi di laurea, infatti, mi fece da apripista. Mettiamoci pure, poi, che ho scritto parecchio sul linguaggio della tavola per la Treccani, che ho lavorato per il glorioso Paese Sera, per il Gambero Rosso, Horeca Magazine, Saporie.com, Julienne ed Excellence Magazine. E per non farmi mancare nulla sono stata anche caporedattore di Gusto Magazine e poi direttore di Torte. Insomma, per non farla troppo lunga è un po’ di tempo che parlo di cibo e di vino: da quattro anni anche sulle pagine del magazine italo-tedesco Buongiorno Italia e ora sul mio sito DiCoppa&DiColtello.

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