EPOS & BARRIQUE. LA TAVOLA SECONDO POGGIO LE VOLPI

L’interno di Epos Wine & Food
L’interno di Epos Wine & Food

Il racconto e la struttura, il contenuto e il contenitore, il significato e il significante: così può essere letta l’avventura del gusto intrapresa da Poggio Le Volpi con Epos & Barrique, due format culinari che narrano i sapori sul fianco di un declivio. Inscritti all’interno dell’azienda vinicola appoggiata su un colle di Monte Porzio Catone, nel mezzo dei Castelli Romani, i due spazi gourmet sono stati voluti da Felice Mergè – produttore di vini blasonati con il pallino della buona tavola -­ e da Rossella Macchia, raffinata padrona di casa, nonché pasionaria del buon cibo da sempre.

Un suggestivo angolo del ristorante Barrique
Un suggestivo angolo del ristorante Barrique

Il primo si chiama Epos (titolo, tra l’altro, anche del Frascati Superiore Docg Riserva della casa), un nome altisonante perfettamente calzante a un bistrot che rimanda a mille eroiche e letterarie imprese con la differenza che nel suo bell’interno non si legge ma si interpreta al meglio la cultura enogastronomica. Qui, a parte la cucina (del territorio, maniacalmente attenta alla qualità e di alto livello), il capitolo da studiare con molta attenzione è quello dedicato alla carne: che si racconta al palato grazie alla braceria ma anche al dry aging, una lunga frollatura a temperatura e umidità controllata, sorta di cura di bellezza cui vengono sottoposti i tagli in osso delle migliori razze. Tecnica un tempo assai diffusa, poi pressoché scomparsa, da Epos è tornata in auge per merito degli inquilini di Poggio Le Volpi, beef-lover che sanno bene quanto la carne trattata in questo modo risulti più tenera e saporita. Vere e proprie sculture commestibili, sono messe in bella mostra all’ingresso del locale con tanto di etichette datate, pronte per essere scelte dagli intenditori a seconda della “stagionatura” più gradita.

Il Risotto con cipolle del ristorante Barrique
Il Risotto con cipolle bruciate, sgombro e confettura di limone del ristorante Barrique

Ma le gioie del palato non finiscono qui, considerata la collezione di formaggi e insaccati laziali, nazionali ed esteri custodita in una parete del gusto a vista, dotata di celle adatte a prodotti high level. Opportuno corredo al tutto è una vista mozzafiato su Roma, supportata da una carta dei vini che contempla non solo quelli di Poggio Le Volpi e della consorella pugliese Masca del Tacco, ma anche duecento etichette italiane, con un certain regard per le migliori bottiglie nazionali, d’oltralpe e internazionali.
Regista di questo spazio raffinatamente conviviale è il bravo Daniele Corona, Resident Chef anche di Barrique, secondo gioiello della maison: un approdo per ghiottoni erranti in cerca di emozioni forti, il cui nume tutelare è Oliver Glowig. Executive chef stellato di origine tedesca, con il talento e la fama che lo precede è il valore aggiunto di questo ristorante fuori del comune, ricercato tanto negli arredi quanto nell’offerta enogastronomica: un posto che mancava in una zona come quella dei Castelli Romani.

La sfera di Cioccolato del Pastry Chef Andrea Riva Moscara
La sfera di Cioccolato del Pastry Chef Andrea Riva Moscara

Forte di una brigata capace di fare un gran gioco di squadra, Glowig è il deus ex machina di un menu che sorprende dall’antipasto al dolce: basti citare il Risotto con cipolle bruciate, sgombro e confettura di limone o la Guancia di vitello alla liquirizia con finocchi e mela verde; superlativa la carta dei dessert, opera del Pastry Chef Andrea Riva Moscara, autore tra l’altro di una Sfera al cioccolato da urlo. Ciliegina sulla torta di entrambi gli spazi è l’affabile e spigliata competenza di Luca Boccoli, sommelier di lunga e acclarata fama. Quel che rimane dunque è provare, armati naturalmente di coppa e di coltello.

 

Clara Ippolito

www.enotecapoggiolevolpi.it

Credits: Azienda Vinicola Poggio Le Volpi

Autore: dicoppaedicoltello

È tutta colpa del Galateo di Giovanni della Casa, se poi sono diventata una giornalista enogastronomica. Quella tesi di laurea, infatti, mi fece da apripista. Mettiamoci pure, poi, che ho scritto parecchio sul linguaggio della tavola per la Treccani, che ho lavorato per il glorioso Paese Sera, per il Gambero Rosso, Horeca Magazine, Saporie.com, Julienne ed Excellence Magazine. E per non farmi mancare nulla sono stata anche caporedattore di Gusto Magazine e poi direttore di Torte. Insomma, per non farla troppo lunga è un po’ di tempo che parlo di cibo e di vino: da quattro anni anche sulle pagine del magazine italo-tedesco Buongiorno Italia e ora sul mio sito DiCoppa&DiColtello.

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