BIRRA ALTA QUOTA, SORSI DI SPUMEGGIANTE MAGIA

Gusto e qualità in vari formati
Gusto e qualità in vari formati

Da laboratorio sperimentale di birra artigianale ad ampio birrificio: imprenditorialità, gusto e qualità all’insegna del luppolo.

Anastasia, Ginevra, Eva e le altre, ma anche Omid, Giovio e Chicano, concessioni al genere maschile cui fanno eco toponomastici esemplari dedicati ad Amatrice e Leonessa. Questi alcuni dei nomi di spumeggianti delizie, primi indizi che portano dritto a un birrificio fuori del comune; poi ci sono i numeri, sette anni di lavoro e impegno per tredici birre, schietta espressione di una sola realtà che ha iniziato volando basso per raggiungere la vetta, quell’Alta Quota che identifica un’azienda cresciuta a Cittareale, in provincia di Rieti, nonostante gli eventi avversi degli ultimi tempi.

Birra in ALTA QUOTA
Birra in ALTA QUOTA

Che, però, non hanno attenuato la passione di Claudio Lorenzini ed Emanuela Laurenzi, uniti nella vita così come in un progetto importante, forti di un saldo legame con il territorio che li ha portati sin da subito a una scelta di qualità, uscendo dal seminato di settore con la propria unicità.
Impresa non di certo facile, riuscita al cento per cento come si capisce appena si ha nel bicchiere ciascuna delle birre Alta Quota, tutte prodotte con ingredienti locali: con l’acqua cristallina di sorgente di cui Cittareale è ricchissima, con il farro e l’orzo autoctono, il luppolo fresco e il grano Senatore Cappelli, riprodotti e coltivati nel centro appenninico del Terminillo “Carlo Jucci” dell’Università di Perugia. Per non dire della totale mancanza di additivi e conservanti, caratteristiche importanti che sono alla base di una linea di birre la cui bevibilità e leggerezza risaltano immediatamente sul palato.
Per ottenere questi risultati Claudio ed Emanuela hanno lavorato duro sin dalla prima birra prodotta, rimanendo nel solco della materia prima d’eccellenza e delle migliori tecniche di lavorazione: da quell’aurea Principessa degli esordi, una profumata favola di mele rosse, cereali e spifferi agrumati, lieve e abboccata, fino a Greta, l’ultima nata, una gluten free confettata e resinosa.

Claudio Lorenzini e la sua Principessa
Claudio Lorenzini e la sua Principessa

E, avendone assaggiate ben sette, numero emblematico della magia di queste birre, provo a raccontarle seguendo la tecnica dell’haiku per dire in pochissime parole quanto sono buone. Anastasia, che spumeggia finemente, è una vera signora, ambrata e profumata d’arancia candita, ha eleganza e charme da vendere, mentre Ginevra, agile pur essendo rotonda, porta in dote a chi la gusta una buona quota di schiuma, profondendosi, generosa, in note mielate, di nocciola tostata e caramello. Eva, maliarda tentatrice, rimanda invece a una bionda chioma femminile, mentre gioca pericolosamente, com’è nella sua natura, con la radice di genziana amplificando la sua fascinazione.

Uno dei loghi di Alta Quota
Uno dei loghi di Alta Quota

A far loro da contrappunto i compagni di genere: Giovio, aspetto intrigante, sensazioni perentorie in bocca con zaffate affumicate e di malto, Chicano, energia allo stato puro che solletica il palato con la piccantezza del rocoto, una varietà eccelsa di peperoncino, quindi Omid (in lingua pashtun ‘speranza’), riflessi mogano, naso di sottobosco e caffè, con in bocca un finale di liquerizia e tostatura. Una birra, quest’ultima, che mi ha rubato il cuore, inducendomi a berla in compagnia di un buon cioccolato extra-fondente. Da ultima, ma non ultima, viene Amatrice, tributo a un eroico paese, ricca di toni maltati e di crosta di pane: una bionda ambrata, alla cui bontà concorre il farro, oltre che la cultura e l’identità del territorio cui appartiene. Ad honorem.

Clara Ippolito

www.birraaltaquota.it

Credits: Birra Alta Quota

Autore: dicoppaedicoltello

È tutta colpa del Galateo di Giovanni della Casa, se poi sono diventata una giornalista enogastronomica. Quella tesi di laurea, infatti, mi fece da apripista. Mettiamoci pure, poi, che ho scritto parecchio sul linguaggio della tavola per la Treccani, che ho lavorato per il glorioso Paese Sera, per il Gambero Rosso, Horeca Magazine, Saporie.com, Julienne ed Excellence Magazine. E per non farmi mancare nulla sono stata anche caporedattore di Gusto Magazine e poi direttore di Torte. Insomma, per non farla troppo lunga è un po’ di tempo che parlo di cibo e di vino: da quattro anni anche sulle pagine del magazine italo-tedesco Buongiorno Italia e ora sul mio sito DiCoppa&DiColtello.

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