SALVADERI, UN LATTE GOURMET A ROMA

Metti un giorno insieme un bottegaio biodinamico, un piccolo editore, il direttore di un ristorante, un distributore di prodotti agroalimentari rurali e il gioco è, quasi, fatto. Perché a questi professionisti del buono in cerca di un latte degno di questo nome, vanno aggiunti due gelatieri e un diffusore capace di fornirne sufficienti volumi e continuità. Così l’idea diventa realtà.

mucche
Le mucche dell’azienda Simone Salvaderi al pascolo

Grazie a loro, infatti, è sbarcato a Roma il latte fresco biologico di Simone Salvaderi, prodotto nell’azienda agricola di famiglia in mezzo alle campagne di Maleo, in provincia di Lodi. Finora distribuito solo in Lombardia, è il frutto delle mucche Guernsey, un’antica razza bovina che, a causa della sua bassa resa lattea (max 24 litri/giorno), venne abbandonata dalla maggior parte degli allevatori negli anni della corsa alle produzioni intensive (si pensi che la Frisona, pezzata nera, può produrne 40-50). Animali che pascolano liberi nei campi intorno alla fattoria nel pieno rispetto dell’ecosistema.

latte
Imbottigliamento del latte Salvaderi

Ma, come sono arrivati i nostri eroi gourmand a conoscere il latte Salvaderi? Per merito di una ricerca scientifica che li ha guidati nella scelta e grazie alle analisi di laboratorio delle più prestigiose università internazionali, le quali ne hanno dimostrato un patrimonio di nutrienti ricco di antiossidanti, grassi insaturi, vitamine e sostanze anticancerogene. Il tutto dovuto alle condizioni di pascolo e ai processi di trasformazione semplici, garanti della salvaguardia dei valori organolettici.
A partire da subito, quindi, il latte gourmet Salvaderi si potrà trovare nei gelati, nei pasticcini e nei cappuccini di alcuni selezionati esercizi commerciali di almeno dieci diversi quartieri di Roma e provincia. Il contenitore è ovviamente la bottiglia di vetro, che non si vedeva più ormai da tempo. A credere per primo in questo progetto Giorgio Pace della Piccola Bottega Merenda, negoziante del quartiere Tuscolano, che ha chiarito come si inizierà da numeri contenuti, “visto che l’azienda ha appena una trentina di vacche e che ancora una piccola parte della clientela sta dimostrando interesse per questo latte”. Superato il rodaggio, ovviamente, la speranza è che si facciano proseliti tra i colleghi delle altre zone della Capitale e dintorni.
E, se c’è chi obietta che non si è cercato abbastanza in regione, i paladini diffusori di questo prodotto rispondono che non esiste nel Lazio ancora un latte alimentare di realtà che praticano il pascolamento per oltre 150 giorni l’anno, come dettano i migliori standard degli allevatori francesi e inglesi, maestri in questo settore.
Grazie, dunque, a questi gelatieri, pasticceri e bottegai di buona volontà gastronomica che si sono messi all’opera: decisivi per l’approdo del latte nell’Urbe è stata la tenacia di Marco Radicioni di Otaleg, a Monteverde, le convinzioni di Dario Rossi di Greed – Avidi di Gelato, a Frascati, e il supporto della Europast di Ariccia, distributore del settore, grazie al quale il latte verrà consegnato capillarmente nelle rivendite aderenti al progetto. L’elenco è già disponibile sul sito web dell’azienda (http://www.salvaderi.it/dove-acquistare-il-nostro-latte.php).

Clara Ippolito

Credits: Azienda Agricola Salvaderi

 

Autore: dicoppaedicoltello

È tutta colpa del Galateo di Giovanni della Casa, se poi sono diventata una giornalista enogastronomica. Quella tesi di laurea, infatti, mi fece da apripista. Mettiamoci pure, poi, che ho scritto parecchio sul linguaggio della tavola per la Treccani, che ho lavorato per il glorioso Paese Sera, per il Gambero Rosso, Horeca Magazine, Saporie.com, Julienne ed Excellence Magazine. E per non farmi mancare nulla sono stata anche caporedattore di Gusto Magazine e poi direttore di Torte. Insomma, per non farla troppo lunga è un po’ di tempo che parlo di cibo e di vino: da quattro anni anche sulle pagine del magazine italo-tedesco Buongiorno Italia e ora sul mio sito DiCoppa&DiColtello.

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