GOOD BLUE

Good Blue è un nuovo fast food di pesce incastonato nella centralissima via Volta a Milano. Il suo punto di forza è il rispetto e l’amore per il mare, un valore di cui la nuova location meneghina si fa portavoce, proponendo un’esperienza gastronomica sostenibile e salutare dedicata ai gourmet che qui possono mangiare in modo sano, gustoso e veloce grazie a un menu composto di piatti di pesce pescato secondo i criteri di salvaguardia del mare e delle sue specie.

GoodBlue
Interno del Good Blue

La carta è smart, da fast food appunto, perfetta per una pausa pranzo o una cena con gli amici e contempla anche la possibilità del take away o del delivery, inclusi bowls, wraps, tacos, aguachiles e insalate, tutti rigorosamente a base di golosità ittiche o, in alternativa, vegetariane.
Pietanze dall’influenza globale, nate e create dopo i tanti viaggi attraverso il mondo dei sei soci del Good Blue, i quali hanno un’attenzione particolare anche per il beverage, altamente selezionato in base a una scelta che elimina completamente l’uso della plastica e punta a rimanere in un’ottica salutare: a dimostralo le acque botaniche, le birre artigianali, il vino biologico e, solo per la sera, una carta dei cocktail a basso contenuto calorico.

Triplo, dunque, l’imperativo categorico di Good Blue, fondato sul pesce e sul design sostenibile (il packaging e gli interni del ristorante sono totalmente privi di plastica e gran parte degli arredi è realizzato con materiale riciclato), nonché sul Give Back, ovvero l’impegno a devolvere una percentuale delle entrate del ristorante a un’associazione che si occupa di conservazione dell’ambiente marino.
Lo scopo? Quello di generare un ripple effect di business e di consumatori più consapevoli, a partire dalle comunità nelle quali andranno a operare. Perché Good Blue è Good for you e Good for the ocean.

Clara Ippolito

www.goodblue.eu/

Credits: Good Blue

Autore: dicoppaedicoltello

È tutta colpa del Galateo di Giovanni della Casa, se poi sono diventata una giornalista enogastronomica. Quella tesi di laurea, infatti, mi fece da apripista. Mettiamoci pure, poi, che ho scritto parecchio sul linguaggio della tavola per la Treccani, che ho lavorato per il glorioso Paese Sera, per il Gambero Rosso, Horeca Magazine, Saporie.com, Julienne ed Excellence Magazine. E per non farmi mancare nulla sono stata anche caporedattore di Gusto Magazine e poi direttore di Torte. Insomma, per non farla troppo lunga è un po’ di tempo che parlo di cibo e di vino: da quattro anni anche sulle pagine del magazine italo-tedesco Buongiorno Italia e ora sul mio sito DiCoppa&DiColtello.

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