LE BOLLICINE DI SARA BISTROT

L’eclettismo dell’offerta e il design degli interni – a metà tra una sala da tè giapponese e un winebar dallo stile contemporaneo – rendono Le Bollicine di Sara Bistrot un luogo che soddisfa tutte le esigenze dei buongustai erranti: il concept, infatti, è stato pensato ad hoc per chi cerca l’after dinner, una deliziosa merenda, ma anche una pausa comfort, uno stuzzicante aperitivo o una cena a base di proposte gastronomiche fuori del comune preparate a vista. Insomma, si tratta di un locale adatto a ogni tipo di desiderio, posto a due passi del Mausoleo di Alessandro Severo, in Via Tuscolana 898: i suoi numi tutelari sono Sara Blandamura e Alessandro Mirizzi, già proprietari della storica Enoteca Bomprezzi (adiacente al bistrot), nonché dell’azienda vitivinicola di famiglia jesina Montecappone.

Il Five O’ Clock Tea secondo Le Bollicine di Sara Bistrot
Il Five O’ Clock Tea secondo Le Bollicine di Sara Bistrot

Naturale, dunque, che a farla da padrone sia il vino (circa 100 etichette tra italiane e francesi in carta), servito al calice; meno scontata, invece, la proposta culinaria elaborata con cura dallo chef pugliese Domenico Abbrescia, autore di un menu pluralista con sezioni dedicate ai carnivori (‘I piaceri della carne’), agli amanti del pesce (‘Un tuffo dove l’acqua è più blu’), agli indecisi (‘Né carne né pesce..’), agli esploratori (‘In viaggio con gusto’) e persino ai bambini (‘Per i più piccoli’).

Alcuni dei vini proposti da Le Bollicine di Sara Bistrot
Alcuni dei vini proposti da Le Bollicine di Sara Bistrot

Notevoli le incursioni nella dolcezza (‘Con un poco di zucchero la pillola va giù’), le proposte per la merenda e la lista dei prodotti del cuore della titolare (‘La gastronomia di Sara’); colpisce la collezione di tè e tisane Dammann Frères, una delle mie marche preferite, oltre che la graditissima sorpresa di trovare in un quartiere capitolino super popoloso un approdo sicuro per gli instancabili cercatori di bontà.

Clara Ippolito

www.lebollicinedisarabistrot.it

Credit: Stefano Segati

Autore: dicoppaedicoltello

È tutta colpa del Galateo di Giovanni della Casa, se poi sono diventata una giornalista enogastronomica. Quella tesi di laurea, infatti, mi fece da apripista. Mettiamoci pure, poi, che ho scritto parecchio sul linguaggio della tavola per la Treccani, che ho lavorato per il glorioso Paese Sera, per il Gambero Rosso, Horeca Magazine, Saporie.com, Julienne ed Excellence Magazine. E per non farmi mancare nulla sono stata anche caporedattore di Gusto Magazine e poi direttore di Torte. Insomma, per non farla troppo lunga è un po’ di tempo che parlo di cibo e di vino: da quattro anni anche sulle pagine del magazine italo-tedesco Buongiorno Italia e ora sul mio sito DiCoppa&DiColtello.

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