BIANCOSESTO COLLI ORIENTALI DEL FRIULI DOC 2017 LA TUNELLA

Saranno le marne e le arenarie di origine eocenica, meglio conosciute come “ponca”, caratteristiche delle colline del Friuli Orientale; saranno le uve di Friulano e Ribolla Gialla, i due vitigni bianchi autoctoni per eccellenza, raccolte assieme e poi sottoposte a criomacerazione (a 4° C per circa 36 ore), quindi sofficemente pressate.

Marco e Massimo ZorZettig con la mamma Gabriella in bici tra le vigne
Marco e Massimo ZorZettig con la mamma Gabriella in bici tra le vigne

Oppure sarà la grande esperienza di una famiglia, che continua ancora oggi una storia vitivinicola iniziata negli anni ’60 e portata avanti da Marco e Massimo Zorzettig insieme alla loro mamma Gabriella.

Di sicuro è tutto questo insieme che rende il Biancosesto Doc La Tunella un grande vino; oltre alla lenta fermentazione e l’affinamento “sur lies” a temperatura controllata con frequenti batonnage in botti grandi (30 hl) di rovere di Slavonia, nonché l’ultimo, giusto riposo concessogli e un altro affinamento in bottiglia.
Di un giallo paglierino luminoso, con eleganti riflessi verdognoli, è un nettare di grande stoffa, elegante nei profumi di piccola pasticceria, corredati dalla vaniglia, da profumi di acacia, mescolati alle vivaci e fresche note di frutta e fiori bianchi. Pieno ma agile e sapido in bocca, ha personalità da vendere come dimostra anche il suo lungo finale che ricorda le caratteristiche tipiche dei suoi vitigni di origine: la leggera mandorla del Friulano e le sensazioni fresche della Ribolla. Va servito a 8-10° C un po’ con quel che vi pare e piace, perché è un vino da tutto pasto, benché sia predestinato all’aperitivo o anche a sposarsi con primi piatti a base di funghi o di pesce e con secondi di molluschi, crostacei e pesci al forno. Io ho bevuto il 2017, che però è esaurito: ad aprile troverete il 2018. Manca poco.

Clara Ippolito

www.tunella.it

Credits La Tunella

Autore: dicoppaedicoltello

È tutta colpa del Galateo di Giovanni della Casa, se poi sono diventata una giornalista enogastronomica. Quella tesi di laurea, infatti, mi fece da apripista. Mettiamoci pure, poi, che ho scritto parecchio sul linguaggio della tavola per la Treccani, che ho lavorato per il glorioso Paese Sera, per il Gambero Rosso, Horeca Magazine, Saporie.com, Julienne ed Excellence Magazine. E per non farmi mancare nulla sono stata anche caporedattore di Gusto Magazine e poi direttore di Torte. Insomma, per non farla troppo lunga è un po’ di tempo che parlo di cibo e di vino: da quattro anni anche sulle pagine del magazine italo-tedesco Buongiorno Italia e ora sul mio sito DiCoppa&DiColtello.

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