HERMANOS GOPPION CAFFÈ. LA RISCOSSA DELLA ROBUSTA

Paola Goppion
Paola Goppion

Una grande chance di riscatto per la Robusta, la seconda specie di caffè più prodotta al mondo dopo la celeberrima e più complessa Arabica. Nel suo nome è inscritto un destino legato alla grande resistenza alle malattie e ai parassiti, all’adattabilità, alla velocità di crescita e alla resistenza al variare delle temperature. Adatta sia alla coltivazione in zone pianeggianti, anche assolate, sia a 800 metri s.l.m., i suoi chicchi bronzei ora grazie a Goppion Caffè fanno parte di una nuova miscela chiamata suggestivamente Hermanos, segno di una fratellanza di gusto che nasce dall’incontro, 50% e 50%, tra l’Arabica Cerrado del Brasile e la Robusta indiana proveniente dalla regione del Karnataka. Il nome scelto per il nuovo blend sottolinea così l’unione tra i due Paesi da cui provengono i chicchi, come ben mostra l’illustrazione ideata da Mimicodesign per il lancio della nuova miscela.
Peraltro, Hermanos Goppion,è anche un omaggio alla torrefazione fondata nel secondo dopoguerra (1948) in Venezuela, a Caracas, dai fratelli Ottorino e Olivo Goppion.

“Abbiamo ideato Hermanos”, spiega Paola Goppion, responsabile marketing e comunicazione della storica torrefazione trevigiana, “per rendere finalmente giustizia al caffè Robusta, spesso percepito come meno buono rispetto all’Arabica, indubbiamente la migliore varietà, benché la Robusta a volte riservi davvero belle soprese, come in questo caso”.
I tostatori dell’azienda hanno scelto un’eccellente Robusta che dà origine a una miscela corposa e persistente, laddove l’Arabica contribuisce con il suo aroma delicato e vellutato, mentre la Robusta rende la tazza forte e aromatica, con una leggera speziatura di fondo.
Il fatto che si tratti dell’uso dei più raffinati caffè Robusta, acquistati in un’isola dell’Indonesia e in alcune zone dell’India, ci invita ad assaggiarlo subito, dando quindi la parola al palato, unico vero giudice del gusto.

Clara Ippolito

www.goppioncaffe.it

Credits Studio Cru

Autore: dicoppaedicoltello

È tutta colpa del Galateo di Giovanni della Casa, se poi sono diventata una giornalista enogastronomica. Quella tesi di laurea, infatti, mi fece da apripista. Mettiamoci pure, poi, che ho scritto parecchio sul linguaggio della tavola per la Treccani, che ho lavorato per il glorioso Paese Sera, per il Gambero Rosso, Horeca Magazine, Saporie.com, Julienne ed Excellence Magazine. E per non farmi mancare nulla sono stata anche caporedattore di Gusto Magazine e poi direttore di Torte. Insomma, per non farla troppo lunga è un po’ di tempo che parlo di cibo e di vino: da quattro anni anche sulle pagine del magazine italo-tedesco Buongiorno Italia e ora sul mio sito DiCoppa&DiColtello.

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