ARRIGO BARION O DELL’INSTANCABILE RICERCA DELL’ECCELLENZA

Classe ‘84, Arrigo Barion rappresenta la terza generazione alla guida dell’azienda vinicola Casale dello Sparviero. Giovane imprenditore del vino, è impegnato con grande trasporto e dedizione nella terra del Chianti, ma cura anche l’azienda di legnami in Veneto, appannaggio della famiglia sin dai tempi dei suoi avi. Passione e intraprendenza sono i valori ereditati dal nonno Olindo Andrighetti e da sua madre Ada, un binomio vincente che fa il paio con la sua instancabile ricerca dell’eccellenza. Il perseguimento della sostenibilità ambientale, il rispetto del terroir e di chi sceglie di bere i suoi vini, sono per lui e la sua famiglia, da sempre, un imperativo categorico.

Il primo sorso non si scorda mai. Quando e dove.
Sono stato abituato a vedere il vino in tavola fin da molto piccolo. Già all’età di 6 anni mio nonno materno ne aggiungeva ogni tanto una goccia nel mio bicchiere d’acqua per iniziarmi al sapore. I primi veri tasting degni di nota sono stati, però, quelli legati alle cene con i miei genitori e i loro amici, all’epoca delle scuole superiori. Bevevamo le nostre prime bottiglie, il Chianti Classico e il Chianti Classico Riserva, mettendoli a confronto con le migliori produzioni francesi e spagnole, Pomerol, Saint-Émilion e Paulliac in primis, ma anche Borgogna e Ribera del Duero.

Il Chianti Classico DOCG Casale dello Sparviero

Lei rappresenta la terza generazione di viticoltori a Casale dello Sparviero. Suo nonno, Olindo Andrighetti, imprenditore veneto nel settore dei legnami, comprò agli inizi degli anni Settanta la tenuta e la fattoria Campoperi, nei pressi di Siena. Perché questa scelta?
Mio nonno era un amante della caccia e acquistò la tenuta inizialmente per avere a disposizione la riserva, dove poter cacciare cinghiali e caprioli; un’alternativa alla caccia ai pennuti che già praticava nell’ Est Europa e nei Balcani. È sempre stato, però, anche un grande appassionato di agricoltura e così decise di sfruttare e sperimentare i terreni seminativi, piantando ex novo ma anche rinnovando i vigneti già presenti in azienda. Sono nati così i primi vini di Fattoria Campoperi, che diventeranno poi Casale dello Sparviero con l’acquisizione della vicina tenuta di Casale. Mio nonno non immaginava ancora bene che potenzialità vinicole potesse avere la regione del Chianti.

Nel ‘94 le redini dell’azienda passano a sua madre Ada. Che cosa cambia con il passaggio di mano?
Mio nonno decide di acquistare la tenuta, confinante con il primo nucleo aziendale di Casale dello Sparviero e affida a mia madre l’avvio e lo sviluppo di un progetto agronomico ed enologico di alto livello. La mamma ha avuto una grande esperienza imprenditoriale in Costa d’Avorio e lì è venuta a contatto con i grandi cru francesi: il suo sogno era quello di portare quella mentalità, sensibilità e interpretazione del territorio anche in terra chiantigiana.

Scorcio dei vigneti dell’azienda vinicola Casale dello Sparviero

Oggi c’è Lei a capo dell’azienda. Quali valori produttivi e quale eredità vitivinicola ha ricevuto da chi l’ha preceduta?
I nostri valori sono rimasti immutati nel tempo, ma ovviamente li abbiamo adattati negli anni ai vari cambiamenti sopraggiunti. Siamo una realtà che ricerca l’eccellenza, lo facciamo in maniera molto leale, sia verso i nostri collaboratori sia verso l’ambiente, i clienti e i fornitori. Siamo aperti verso il territorio e verso l’esterno, amiamo la contaminazione e il mix di saperi: il nostro valore principale è, probabilmente, la ricerca perenne della sostenibilità sia dal punto di vista produttivo sia dell’impatto ambientale e sociale delle nostre attività.

A Casale dello Sparviero ci sono due cantine attigue. Come avviene la produzione?
Produciamo vini esclusivamente da uve coltivate e cresciute nei nostri vigneti. Disponiamo di una cantina di vinificazione di più di 5.000 mq, dotata di vasche in acciaio, vasche in cemento e ogni genere di tecnologia finalizzata a darci la massima qualità con il minor impatto. I nostri vini invecchiano poi nella cantina di affinamento posta al piano terra del nostro seicentesco Casale; qui le particolari condizioni naturali dei locali forniscono un ambiente peculiare e ottimale per esaltare le caratteristiche dei nostri vini.

La gamma completa dei vini di Casale dello Sparviero

Nel 2016 avete avviato il percorso ufficiale per la certificazione biologica?
Oggi sono biologici il Chianti Classico d’annata, il primo vino di nostra produzione, l’IGT Rosso, l’IGT Rosato e il Chianti Superiore. Nel 2022 usciremo con il Chianti Classico Riserva 2019 Biologico e nel 2023 completeremo la gamma con il Chianti Classico Gran Selezione Paronza 2019. Non vediamo l’ora.

Tecnologia e tradizione sono un binomio ormai ben attestato nella produzione di vino. Peraltro, Lei segue anche l’azienda familiare di legname in Veneto. Quanto è importante, a suo avviso, il legno nel settore del vino? E che cos’è indispensabile per ottenere un Chianti buono e sostenibile che sia all’altezza del nome che porta?
La scelta dei giusti legni credo sia essenziale oggi per dare i giusti profumi, aromi e struttura ai grandi vini, ancora più che in passato. C’è poco da fare: se vuoi fare un grande vino DEVI sapere anche in che tipo di legno viene affinato. Io credo molto nei legni tannici: il rovere è, ovviamente, il principe dei legni da invecchiamento, le caratteristiche di quello di Slavonia sono leggermente diverse da quello francese e da quello americano. Comunque, credo moltissimo anche nel castagno, molto più tannico e in grado di dare note peculiari e interessanti a determinate produzioni; noi facciamo ogni anno esperimenti per capire come i vari legni interagiscono con i vini derivati dai vari appezzamenti vitati. Appena un nuovo taglio ci convincerà a fondo, lo imbottiglieremo e lo metteremo sul mercato.

A quanto ammonta la produzione annua? Avete in programma di aumentarla, considerata la vastità della superficie vitata?
Allo stato attuale produciamo circa 250.000 bottiglie e nell’immediato futuro siamo solo concentrati a far percepire ai wine lover il valore intrinseco della nostra produzione, che reputiamo sia molto alto. Arrivati dove crediamo sia il nostro posto, allora penseremo anche ad aumentare la produzione.

Il logo di Casale dello Sparviero

Mercato interno ed estero, quali sono le proporzioni? E che cosa ha significato per voi, commercialmente parlando, la pandemia?
Noi vendiamo circa il 90% dei nostri vini all’estero, Canada e USA in primis; ma vendiamo anche in Cina, Giappone, Nordics, UK, Benelux. In generale, per noi i mercati dove più è “sentito” il biologico sono i più interessanti. La pandemia è stata dura, ne stiamo uscendo bene, ma nel 2020 non abbiamo venduto una bottiglia per oltre 3 mesi, dato che ci rivolgiamo solo al canale Horeca. Fortuna che finanziariamente avevamo le spalle abbastanza larghe.

Le lussureggianti vigne di Casale dello Sparviero

La nuova vendemmia 2021.
La vendemmia 2021 non è ancora terminata, ma le uve portate finora in cantina sembrano di qualità che va dal molto buono all’eccezionale. L’annata è iniziata male per una gelata a inizio aprile, poi è stata siccitosa e calda, soprattutto ad agosto. Il deficit idrico è continuato poi a settembre. Tuttavia le uve sono molto belle, i mosti molto concentrati, le maturazioni perfette e gli acini in massima parte virtualmente scevri da difetti e malattie. Sicuramente ci permetterà di produrre il Gran Selezione Paronza in volumi maggiori rispetto al 2020 (lo produciamo solo nelle migliori annate). In termini di quantità dovremmo essere circa a -30% rispetto alla nostra produzione annuale media, ovvero siamo a circa 45 quintali di uva per ettaro. Peraltro, da quando siamo passati alla conduzione biologica abbiamo avuto molta più variabilità delle rese rispetto alla conduzione tradizionale, per cui siamo preparati a questa eventualità.

La piscina in mezzo ai vigneti dell’agriturismo di Casale dello Sparviero

Casale dello Sparviero è anche un bellissimo agriturismo. Quali altri progetti avete per il futuro?
L’immediato futuro ci vedrà promuovere la location del Casale anche per eventi e cerimonie. Poi, potenzieremo l’attività ricettiva con la ristrutturazione di altri immobili, probabilmente però non pronti prima della stagione 2023. Abbiamo in mente di ampliare e migliorare lo store aziendale, facendone un flagship store e di aumentare l’offerta delle esperienze di degustazione. Inoltre, siamo molto coinvolti nello sviluppare nuovi prodotti, sempre con la filosofia alla base del marchio Casale dello Sparviero, come farine di grani antichi coltivati nei terreni seminativi aziendali e nel recupero di razze suine autoctone da cui ottenere salumi e affettati di altissima qualità.

Clara Ippolito

https://casaledellosparviero.com

Credits Casale dello Sparviero

Autore: dicoppaedicoltello

È tutta colpa del Galateo di Giovanni della Casa, se poi sono diventata una giornalista enogastronomica. Quella tesi di laurea, infatti, mi fece da apripista. Mettiamoci pure, poi, che ho scritto parecchio sul linguaggio della tavola per la Treccani, che ho lavorato per il glorioso Paese Sera, per il Gambero Rosso, Horeca Magazine, Saporie.com, Julienne ed Excellence Magazine. E per non farmi mancare nulla sono stata anche caporedattore di Gusto Magazine e poi direttore di Torte. Insomma, per non farla troppo lunga è un po’ di tempo che parlo di cibo e di vino: da quattro anni anche sulle pagine del magazine italo-tedesco Buongiorno Italia e ora sul mio sito DiCoppa&DiColtello.

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