WORLD CIDER AWARDS 2021. ITALIAN BLOOM DI SIDRO VITTORIA VINCE L’ORO

Di sicuro il 2021 è l’anno delle vittorie per il nostro Bel Paese. A dimostrarlo anche l’oro assegnato a Italian Blomm, il vino di mele rifermentato in bottiglia prodotto da Sidro Vittoria con metodo classico nel cuore delle Dolomiti di Cadore, in provincia di Belluno. Unico italiano sul podio, si è piazzato al top nella categoria sidri frizzanti, aggiudicandosi il prestigioso premio internazionale, riconoscimento alla ricerca sul metodo classico della sidreria di Vigo di Cadore. Il premio annualmente seleziona e promuove tra i consumatori e i mercati i migliori sidri di tutto il mondo (dagli Stati Uniti alla Nuova Zelanda, passando per Regno Unito, Francia e molti altri) giudicati da una commissione di esperti che quest’anno includeva nomi prestigiosi come quello dell’autrice e sidrificatrice Susanna Forbes, di Cath Potter (cider pommelier e co-fondatrice del comitato Cider Women), Aragorn Szostak, company director di Hereford Beer House, pub specializzato in birra e sidro, nonché la cider blogger Natalia Wszelaki.

Le mele dei meleti di Sidro Vittoria

Frutto del continuo lavoro di ricerca e approfondimento di Sidro Vittoria sul metodo classico, strettamente connesso alla produzione tradizionale del vino di mele, Italian Bloom (acquistabile sullo shop online di Sidro Vittoria a 14,00 €) è un vino di mele Extra Dry dal sentore fruttato e floreale, con note di mela, pera e agrumi, ottenuto con il 100% di antiche varietà italiane (Limoncella, Chei del Canadà, Campanina, Calamana trevisana). La fragranza delle tipologie italiane di mele utilizzate nella cuvée viene accentuata dalla permanenza prolungata sui lieviti; l’acidità fresca e vivace completa il sapore fruttato e il gradevole retrogusto amaricante di questo sidro che rivela una morbida bollicina, da gustare sia come aperitivo sia a tutto pasto. Un prodotto d’eccellenza affiancato anche da English Rose, un altro vino di mele della casa Extra Dry complesso e sorprendente, oltre che da Luppololà, unione di sidro e luppolo, leggero e piacevole, in stile Extra Brut, un sidro davvero intrigante. Sidro Vittoria è, peraltro, una sidreria che ha scelto nel rispetto della materia prima – dalla produzione in frutteto sino ai rigorosi canoni seguiti in cantina – di ottenere un prodotto sempre più vicino alla tradizionale idea di sidro nel solco della tecnica produttiva britannica.

English Rose

“Siamo particolarmente contenti di questo Award”, ha detto Andrea Concina uno dei due soci di Sidro Vittoria, “perché il riconoscimento premia la nostra ricerca e il rispetto della tradizione. E siamo ancora più soddisfatti di aver raggiunto questo traguardo in un concorso organizzato in Inghilterra, il Paese a cui ci ispiriamo per la produzione dei nostri sidri”.

La creazione di una sidreria in Cadore, infatti, nasce dalla passione dei due soci Andrea Bonalberti e Andrea Concina, entrambi veneziani, conosciutisi a Londra alla fine degli anni ’90, epoca in cui scoprirono il sidro nella capitale britannica per poi, ritornati in Italia, diventarne produttori. Molto importante è il fatto che il progetto di Sidro Vittoria miri a sviluppare una coltivazione sostenibile di meli e peri finalizzata alla trasformazione del raccolto e a recuperare la migliore tradizione enogastronomica italiana, combinando varietà di mele storiche locali, adatte alla produzione di sidro, con alcune internazionali.

Concina e Bonalberti

“Normalmente non partecipiamo a molti concorsi”, ha sottolineato Andrea Bonalberti, “in quanto il nostro sidro si distacca dai canoni della produzione industriale, per avvicinarsi a un’idea più affine al concetto di vino secondo le linee guida del metodo classico”. Hanno, dunque, ben ragione di essere molto orgogliosi che il loro lavoro e il loro sidro siano stati compresi e apprezzati.

Clara Ippolito

https://www.sidrovittoria.com

Credits Studio Cru

Autore: dicoppaedicoltello

È tutta colpa del Galateo di Giovanni della Casa, se poi sono diventata una giornalista enogastronomica. Quella tesi di laurea, infatti, mi fece da apripista. Mettiamoci pure, poi, che ho scritto parecchio sul linguaggio della tavola per la Treccani, che ho lavorato per il glorioso Paese Sera, per il Gambero Rosso, Horeca Magazine, Saporie.com, Julienne ed Excellence Magazine. E per non farmi mancare nulla sono stata anche caporedattore di Gusto Magazine e poi direttore di Torte. Insomma, per non farla troppo lunga è un po’ di tempo che parlo di cibo e di vino: da quattro anni anche sulle pagine del magazine italo-tedesco Buongiorno Italia e ora sul mio sito DiCoppa&DiColtello.

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